ghiacci avvelenati


L’esercito ha testato agenti nervini mortali in Alaska negli anni ’60

Come ammesso persino da un sito che nega ad oltranza l’esistenza delle  scie chimiche ( http://it.wikipedia.org/wiki/Progetto_112 ) le sperimentazioni su cavie umane di agenti infettivi e di agenti chimici negli Stati Uniti d’America furono innumerevoli. Da qui all’utilizzo di scie chimiche disperse sulla popolazione secondo noi il passo è piuttosto breve. Di sicuro la rivisitazione di questi avvenimenti storici (e degli altri mostrati negli articoli sulla realtà storica delle scie chimiche, vedi http://scienzamarcia.blogspot.com/2011/01/le-scie-chimiche-sono-una-realta.html) permette di dare una risposta alla domanda: “Ma se piloti e militari respirano la stessa aria che respiriamo noi perché diffonderebbero veleni tramite le scie chimiche?”
La risposta è che se l’hanno fatto in passato non c’è da meravigliarsi che lo facciano al presente, e se lo fanno poi sarà un poco perché obbediscono agli ordini (nel settore militare), un po’ perché grava su di loro la minaccia della perdita del posto di lavoro (piloti civili, assistenti di volo, lavoratori degli aeroporti, controllori del traffico aereo), un po’ perché vengono convinti che si tratti di un’operazione indispensabile per frenare il riscaldamento globale ma che va mantenuta segreta “per evitare che i soliti contenstatori di professione, comunisti verdi ed ambientalisti, vi si oppongano”.
Peccato che ormai tutti i partiti verdi e comunisti, così come tutte le associazioni ambientaliste, non solo sono perfettamente informate della questione delle scie chimiche, ma sono impegnatissime nel mettere a tacere la questione, come si può subito verificare chiedendo lumi ai loro responsabili locali. E peccato che il riscaldamento globale causato dal CO2 sia una menzogna (vedihttp://scienzamarcia.blogspot.com/search/label/CO2) messa in piedi dall’IPCC con l’aiuto di Al Gore, ovvero da un organismo dell’ONU (quell’ente sovranazionale che è responsabile della cruenta guerra in Libia) e da un ex vice presidente statunitense, uomo di regime di una superpotenza colpevole di innumerevoli guerre di aggressione e sopraffazione in ogni angolo del pianeta.
L’esercito ha testato agenti nervini mortali in Alaska negli anni ’60
traduzione dell’articolo di DIANA CAMPBELL Military tested deadly nerve agents in Alaska in the ’60s
Nel 1961, il ministro della difesa statunitense Robert McNamara sovrintese allo sviluppo di programmi segreti di sperimentazione di armi biologiche e chimiche, numerati da 1 a 150.
In uno di questi progetti, il numero No. 112, il ministero della difesa tra il 1962 e il 1973 condusse test di armi biologiche e chimiche sulle terre al di là dell’autostrada dell’Alaska vicino al fiume Gerstle, appena a sud-est della Giunzione del Delta (Delta Junction). L’esercito voleva sapere per quanto tempo sarebbero rimasti attivi, nell’ambiente artico, i mortali gas nervini quali il Sarin ed il VX.
Soldati con tute protettive furono inoltre portati in giro per le aree irrorate all’interno di veicoli militari, per vedere quanto a lungo i gas nervini sarebbero rimasti sul campo dopo essere stati dispersi e per sperimentate le pratiche di decontaminazione.
Il progetto 112 da solo richiese più di 100 sperimentazioni, secondo l’avvocato Doug Rosinski di Washington D.C., il quale sta rappresentando in una causa legale contro il governo federale più di 50 veterani che affermano di essere stati esposti ad agenti tossici durante questi test. Rosinski ha affermato che circa metà dei 100 test del progetto 112 furono eseguiti in Alaska, Hawaii, Maryland e Florida.
L’esercito, sotto gli auspici del progetto Project 112, hanno spruzzato nell’aria anche quelli che si pensava che fossero dei batteri innocui nei boschi e lungo l’autostrada dell’Alaska dal Delta fino al confine canadese, ha affermato Robert Layne, con il Ministero delle Risorse Naturali dell’Alaska. Successive ricerche indipendenti hanno mostrati che il Bacillus globigii, uno degli agenti batteriologici, può causare delle infezioni nelle persone con un sistema immunitario indebolito.
E. coli e tularemia, entrambi agenti infettivi, furono inoltre utilizzati in esperimenti in Alaska, secondo il Ministero della Difesa.
Rosinski aggerma che il governo degli Stati Uniti, ed anche l’Amministrazione dei Veterani, hanno negato per anni l’esistenza di tale progetto anche quando si presentarono dei veterani con problemi di salute che sospettavano fossero correlati con gli esperimenti. Frustrati da queste negazioni, alcuni veterani hanno iniziato a chiedere le cartelle del loro stato di salute durante il servizio.
Rosinski ha detto che l’esercito non le avrebbe volute rilasciare affermando che erano classificate [ovvero coperte da segreto di stato – N.d.t.]. Finalmente nell’Ottobre del 2002 il Pentagono, sotto la pressione dei veterani e del Congresso [il parlamento statuintense – N.d.T.], ha ammesso la sperimentazione ed ha rilasciato i riassunti di 28 test del Progetto 112.
Secondo tali riassunti in alcuni degli esperimenti furono utilizzati come traccianti, per ricostruire la dispersione degli agenti, degli isotopi radioattivi quali il solfuro di cadmio e zinco e il fosforo 32.
In alte concentrazioni entrambi possono causare il cancro. Secondo i riassunti il solfuro di cadmio e zinco fu usato in Alaska, ma nessuno è sicuro se vi fu utilizzato anche il fosforo 32.
Ma il Consiglio Nazionale della Ricerca (National Research Council), che fa parte di una associazione nazionale nonprofit di accademie di scienza tecnologia e medicina, ha concluso che la quantità di cadmio utilizzata non avrebbe fatto del male a quelli che vi fossero stati esposti durante la sperimentazione in Alaska.
Ma secondo una denuncia presentata da Rosinski, l’esercito sapeva o avrebbe dovuto sapere che sin dal 1973 il solfuro di zinco e cadmio “rappresenta un potenziale rischio per la salute per gli sperimentatori e per gli altri esseri umani esposti a tale agente …”
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