LA FARMACIA L’ANTICAMERA DELL’EUTANASIA


Posted By Gianni Tirelli [1]Luca Valente, ipocondriaco di razza, frequentava il pronto soccorso come chi ha l’abitudine di recarsi al bar sotto casa per bere un caffè. Il suo zainetto di finta pelle nera con bordature in tela mimetica, celava al suo interno una piccola farmacia ambulante che, alla bisogna, alla prima comparsa di qualche sintomo, era in gado di soddisfare ogni evenienza ed esigenza. Aveva pillole contro le nevralgie, il mal di testa, i disturbi gastrici, dolori articolari, allergie, stitichezza e una collezione di psicofarmaci per ogni disturbo psicologico e del sistema nervoso degna di un ospedale psichiatrico.

Era un giovane informatico di grandi capacità, molto richiesto, e nonostante le mille paranoie, si vedeva costretto ad affrontare e ad avventurarsi in lunghi viaggi in aereo per.. le sue competenze.
Superava così le sue paure imbottendosi di alcune pasticche rosse che lo stordivano fino a destinazione – mai e poi mai avrebbe preso l’iniziativa di concedersi una vacanza oltre oceano, decidendo volontariamente di salire su di un aereo! Lui se ne stava li, a Lucca, nel suo fantascientifico studio al centro della città, disertando ogni altro approccio sociale e invito, tanto più se si trattava di pub o discoteche. Luca era un ragazzo di cuore, intelligente e disponibile e gli amici, pur sfottendolo, rispettavano e comprendevano la sua condizione.
Ma quel giorno accadde il miracolo! L’estate era alle porte e Paolo con gli altri della compagnia, stavano organizzando una vacanza di 15 giorni sul Rio delle Amazzoni a bordo di una grande chiatta presa in affitto. Immaginare che Luca potesse minimamente prendere in considerazione una tale eventualità, era fuori da ogni più fervida immaginazione, ma le insistenze e le ragioni di Francesca furono in grado di aprire un varco in quel muro di paure che impediva a Luca di avere una vita normale. Così accettò di unirsi al gruppo di amici annuendo con il capo e infiorando un sarcastico sorriso di soddisfazione da novello eroe – in una sorta di sfida con se stesso che contravveniva a ogni pregressa regola e convinzione.
E venne il giorno della partenza in quel mattino pieno di luce, di sorrisi ed emozione. Luca aveva provveduto per tutti ad acquistare una serie di potenti farmaci contro eventuali e insorgenti malattie tropicali. Chi meglio di lui? Nessun altro efficiente farmacista al mondo, avrebbe potuto fare meglio e con tanto scrupolo! I programmi in TV sulla salute, appartenevano a quello strano hobby che coltivava fin dall’infanzia, e attraverso la Rete aveva acquisito un tale numero di informazioni, notizie e aggiornamenti in tempo reale, degne di un luminare della scienza medica. Era a conoscenza dei sintomi di ogni patologia che in qualche modo potesse riguardarlo (almeno così immaginava) e delle controindicazioni, interazioni ed effetti collaterali di ogni relativo medicamento. Un vero genio della farmacologia!
Al tramonto di quel giorno il Boeing 747 atterrò allo scalo di Rio De Janeiro, e per quella sola notte, dovettero pernottare in un piccolo hotel nelle vicinanze dell’aeroporto –
la mattina seguente tutti in volo verso Manaus, città situata sulla riva del Rio Negro alla confluenza con il Rio delle Amazzoni.
La grande avventura era cominciata e tutto procedeva per il meglio, quando la notte del quarto giorno a bordo della grande chiatta si sviluppò un incendio, nella zona adibita a cucina e che il breve tempo si estese a tutta l’imbarcazione. A quel punto, nulla valsero i tentativi di spegnimento, allorché Paolo, ordinò a gran voce di abbandonare il natante e raggiungere a nuoto la riva sinistra del grande fiume. L’immenso rogo non aveva risparmiato nulla e dalla riva, Luca e gli amici osservavano attoniti e sconcertati quel fuoco sospeso che lentamente si allontanava dalla loro vista, fagocitato dall’oscurità di quella notte equatoriale trapuntata di stelle. Un silenzio tombale scese sul gruppo di amici, impietriti dalla drammaticità di quella tragica circostanza mentre il piagnucolio di Francesca faceva da contrappunto al verso sinistro di un uccello notturno. Filippo farfugliava parole incomprensibili mentre Paolo scuoteva la testa, ancora incredulo di un tale disastro. Luca, con gli occhi sbarrati fissi nel vuoto, si disperava nel profondo immaginando le sue mille pillole in apnea, trascinate via per sempre, lontano dalle sue certezze.
Sentendosi perso e disperato si alzò in piedi di scatto colto da una incontrollabile crisi di panico. Delirando e farneticando, si dimenava come un folle per poi crollare esausto e privo di sensi al suolo, fra la totale indifferenza di tutti. Avevano altro a cui pensare! Ognuno riverso su se stesso, chiuso nel proprio dolore e ammutolito dallo smarrimento, meditava sui motivi di una tale sciagura e sul domani. Poi la stanchezza prese il sopravvento e, tutti, si addormentarono dentro un sonno liberatorio e ristoratore.

All’alba, un acquazzone improvviso li ridestò da quel torpore rassicurante che avrebbe rimandato all’infinito ogni altra decisione. Di colpo tornarono alla realtà per infilarsi all’interno della fitta foresta, alla ricerca di un riparo. “E adesso cosa facciamo”, balbettò Francesca mentre Paolo, frugando fra le tasche, estrasse un accendino rimasto miracolosamente asciutto. Erano soli in quel posto, senza la possibilità di avvertire qualcuno dell’accaduto. Bisognava solo aspettare che qualche barca, barcone o chiatta, passasse da quelle parti. “Dobbiamo subito darci da fare”, disse Luca con un tono perentorio e in breve tempo approntarono un rassicurante ricovero.
Filippo e Francesca rimasero sul posto mentre Paolo e Luca si inoltrarono nella foresta alla ricerca di cibo. Quello che nessuno sapeva, era che il buon Luca, in previsone di quel viaggio avventuroso, si era documentato sulle più diverse piante officinali e medicinali che all’occorrenza potevano tornare utili e salvargli la vita – la cosa a cui più teneva in assoluto! Sapeva del valore nutrizionale di alcune larve contenute in alcuni frutti di palma, delle drupe dell’albero di Guaranà, della Stevia, un alimento zuccherino, del Camu Camu, un frutto ricco di vitamina c, di un antidepressivo naturale dal nome di Achiote, del Maranon, un formidabile cicatrizzante, dell’Acai, della Papaya fra i frutti più nutrienti della foresta, e di tanti altri ancora.
Era inoltre in grado di costruire una trappola rudimentale e una canna con filo, amo e lenza per catturare un pesce. Spiegava agli altri come accendere un fuoco sotto la pioggia e intrecciare corde dai lunghi filamenti ricavati dalla foglia di palma. Un vero corso di sopravvivenza attinto dalla Rete e che gli amici apprendevano e appuntavano nella loro mente con evidente soddisfazione.
Mantenere i nervi calmi e la freddezza necessaria per affrontare e risolvere i problemi in modo razionale e pragmatico, è tipico delle personalità alla Luca, caratteriale di quei soggetti che hanno molto sviluppato il “sé osservante”: la parte responsabile della concentrazione, dell’attenzione e della consapevolezza. Potrebbe sembrare un controsenso ma il motivo, delle sue fobie e ipocondrie stava proprio in questa sua ipersensibilità e capacità di sapere decifrare e codificare la realtà in ogni momento, esattamente per quello che era. Il fatto di passare spesso per matto, a Luca non importava, sapendo benissimo di non esserlo e che ogni eventuale spiegazione in merito ai suoi comportamenti, non sarebbe stata compresa o giustificata da alcuno, che non fosse sul suo stesso piano, emotivo e mentale.

Quella inedita circostanza, benché traumatica, aveva scosso e riportato alla vita quella parte di Luca da sempre assopita ai margini della sua anima, ma pronta ad esplodere in tutta la sua potenza e potenzialità, di fronte al fatto compiuto. Mai si era sentito così vivo, importante, determinante e, in cuor suo, avrebbe voluto prolungare quel momento all’infinito. Nell’arco di pochi giorni, aveva cancellato ogni memoria dei suoi disturbi fisici e disagi psichici che soccombevano, sconfitti da quell’azione di forza e di volontà, volta a soddisfare i bisogni primari dell’uomo e garantirne la sopravvivenza.
Ma quel pomeriggio del 15° giorno, la grande avventura giunse al suo epilogo, quando un battello da crociera li avvistò sdraiati sulla riva della piccola insenatura intenti a godersi i raggi di quel sole abbagliante.
Circa un anno dopo, venni a sapere per via di un comune amico, che Luca si era trasferito definitivamente a Manaus per continuare quella sua straordinaria avventura che lo aveva reso un uomo libero.

* * *

Con lo stesso bieco strattagemma (divenuto oramai pratica quotidiana), attraverso il quale le industrie del tabacco si mettono al riparo da ogni controversia giudiziaria, “il fumo uccide”, allo stesso modo, si comportano le multinazionali farmaceutiche ammettendo e avvertendo pubblicamente gli effetti indesiderati e anche molto gravi (in alcuni casi mortali), relativi all’uso dei farmaci commercializzati.
La vera bestialità, non è tanto questa, ma va ricercata nella stupidità, nell’ottusità e nell’autolesionismo di questa nuova e inedita razza umanoide, che persevera ad acquistare (con animo sereno) queste bombe chimiche ad orologeria che presto o tardi deflagreranno all’interno del nostro corpo.

La propaganda mediatica “a tambur battente” su un uso indiscriminato dei farmaci, ha ridotto ai minimi la soglia sopportazione del dolore, così da rendere gli individui, dipendenti e schiavi delle multinazionali farmaceutiche, che sulla nostra pelle, accumulano profitti stratosferici.
I loro effetti collaterali, controindicazioni e interazioni, alterano irrimediabilmente i sofisticati meccanismi che regolano il nostro organismo, degenerando in tumori e mandando in corto il nostro sistema nervoso.
Una prima, buona e salutare regola praticata nei millenni come cura per i nostri quotidiani malesseri, siano essi, dolori articolari, cefalgie, disturbi gastrici, stati influenzali e affini, consisteva nell’aspettare il decorso della malattia fino al suo naturale esaurimento. “Non curarsi per curarsi”
In questo modo, il nostro organismo (essere cosciente in ogni sua cellula), era in grado di comprendere consapevolmente ogni passaggio dell’iter della malattia, e in virtù di una tecnica connaturata (automatismo riflesso) ne memorizzava i motivi e le cause per poi convogliarli nell’infinito bacino della coscienza di base.
L’individuo era prima di ogni cosa, il medico di se stesso che in virtù di un tale potere, era in grado di gestire la sua salute e integrità fisica. l nosto corpo provvede in automatico ad autoripararsi.
Bisogna solo dargli tempo e lasciarlo lavorare in pace.
Purtroppo un buon 90% della moderna medicina non opera per il bene dell’uomo ammalato, ma opera per il bene dell’homo economicus.
Quella che oggi, in forma strumentale, viene definita “la medicina moderna”, destabilizza questo processo naturale, interrompendo il corso della malattia e accanendosi in maniera ossessiva sui sintomi, eludendone le cause.
La propaganda mediatica “a tambur battente” su un uso indiscriminato dei farmaci, ha ridotto ai minimi la soglia sopportazione del dolore, così da rendere gli individui, dipendenti e schiavi delle multinazionali farmaceutiche, che sulla nostra pelle accumulano profitti stratosferici.
I moderni farmaci sono delle piccole bombe ad orologeria, e gli effetti delle loro controindicazioni alterano irrimediabilmente i sofisticati meccanismi che regolano il nostro organismo, degenerando in tumori e mandando in corto il nostro sistema nervoso.
Nello spot del “Voltaren” (farmaco propagandato dalle reti televisive, in grado di curare – sostengono – i dolori articolari e il torcicollo), si dichiara testualmente: “Sono farmaci che possono avere effetti indesiderati, anche gravi”. Per un semplice torcicollo? Negli effetti gravi collaterali dell’Aulin, si parla di emorragie gastriche che possono portare alla morte. In molti psicofarmaci è bene evidenziato il fatto che possano, in alcuni casi, portare al suicidio. E questo vale per un buon 99% di questi inquietanti rimedi.
Non sapremo mai, del resto, quante emorragie gastriche o suicidi, siano da mettere in correlazione con l’uso di questi farmaci, ma è facile immaginare la loro potenziale pericolosità.
La nimesulide, principio attivo dell’Aulin, sale sul banco degli imputati anche in Italia dopo essere stato ritirato in Irlanda per segnalazioni di gravi danni al fegato. Dal convegno dei medici internisti italiani arriva l’allarme. Per molto tempo la nimesulide ha goduto della fama di un farmaco non molto rischioso, ma ogni anno, si osserva un numero inquietante di pazienti che subiscono danni epatici e forme tumorali dell’apparato gastroenterico causati proprio da questa molecola.
Sotto accusa la facilità con cui è possibile acquistare questo farmaco, commercializzato in Italia dal 1985 con successo. (nel 2002 nel nostro Paese si registrava il più alto consumo di questa specialità rispetto al resto dell’Europa).
Un corpo aggredito quotidianamente e sistematicamente da sostanze tossiche di ogni genere, non può che ribellarsi e mutare la sua natura fino ad autoeliminarsi. Le continue percosse inferte ad un cane, concorrono a modificarne l’indole, un tempo docile, in un’altra, aggressiva, feroce e sanguinaria. Un bel giorno, un tale cane, azzannerà il suo carnefice, e per questo, verrà in seguito soppresso. Allo stesso modo si comporta il nostro essere, costantemente violentato.

Se non ci liberiamo della chimica e dei suoi intrugli diabolici, per dare fondo alle nostre ultime risorse vitali e finalmente, in un moto di vero orgoglio, rovesciamo il tavolo sgombrandolo da tutte le effimere, illusorie, inutili e micidiali menzogne che il Sistema Bestia ci spaccia al pari di miracolose droghe, avremo perso per sempre la nostra libertà e come schiavi, invalidi e accattoni, saremo costretti ad elemosinare conforto fra le braccia del nostro carnefice.

 


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