Vogliono prepararci al ritorno del vaiolo?


DI  smallpoxCome abbiamo descritto nell’articolo Immunità di gregge: scienza imperfetta e fallimento della vaccinazione di massa il successo delle vaccinazioni è basato fondamentalmente su elementi che si danno per scontati.

Uno degli slogan più comunemente usati dai vaccinatori afferma che “il vaiolo e la poliomielite sono stati eradicati dalla vaccinazione“. La falsità di questo slogan, comprovata ancora a caro prezzo nel 2011 con unaumento di casi di paralisi flaccida post vaccinazione antipolio orale in India,  emerge nuovamente con i recenti fatti segnalati negli Stati Uniti e che vedono protagonista il virus del vaiolo.

Il vaiolo è stato dichiarato ufficialmente eradicato dall’Assemblea Mondiale della Sanità l’8 maggio 1980. La vaccinazione terminò negli Stati Uniti nel 1972. Data l’eradicazione  della malattia, la vaccinazione obbligatoria è stata sospesa a partire dagli anni ’70 e ’80 in tutti i Paesi. In Italia, la vaccinazione è stata sospesa nel 1977 e definitivamente abrogata nel 1981.

Lo scorso 28 febbraio leggiamo un articolo sul Corriere della Sera [Vaiolo, sradicato il virus umano – Siamo indifesi davanti a quello delle scimmie] che segnala un’inchiesta pubblicata [insolitamente al futuro in data 4 marzo 2013!!!] su Scientific American, che a sua volta riprende le segnalazioni deiCenters for Disease Control di Atlanta e dei National Institutes of Health statunitensi: il virus del vaiolo bovino e soprattutto quello delle scimmie, diffuso in alcune zone dell’Africa, trovano oggi, per la prima volta nella storia dell’umanità, una popolazione con un sistema immunitario totalmente impreparato a difendersi da questa infezione.

Non è nostra intenzione ripetere tutto ciò che abbiamo già scritto in merito alle varie caratteristiche del genoma virale del vaiolo, a come è possibile riconoscerlo e classificarlo correttamente oltre che confonderlo con la varicella, pertanto vi rimandiamo al paragrafo ”vaiolo” dell’articolo citato precedentemente: Immunità di gregge: scienza imperfetta e fallimento della vaccinazione di massa.

Di certo non è la prima volta che la rivista SCIENTIFIC AMERICAN segnala, come già fatto nell’agosto 2010, che il vaiolo delle scimmie non è così raro. 760 casi furono identificati tra il 2006 e il 2007 nel Congo.

Ciò che lascia perplessi è il resto dell’articolo del Corriere della Sera che richiama le solite ipotesi catastrofiche relative alla diffusione della malattia tra esseri umani, col virus candidato anche a essere usato come arma biologica, finanche la distribuzione del vaccino antivaioloso che non protegge completamente dall’infezione e di cui l’Organizzazione Mondiale della Sanità conserva abbondanti scorte.

Come sempre tutto questo zelo informativo nasconde l’altra faccia della medaglia che ora vi raccontiamo dopo qualche doverosa premessa.

In primo luogo, se l’Organizzazione Mondiale della Sanità conserva abbondanti scorte di vaccino antivaioloso e per voce del suo direttore Margaret Chan afferma a dicembre 2012 che il mondo dovrà prepararsi a un futuro di epidemie globali, dopo la pandemia bufala H1N1 qualche sospetto diventa anche legittimo.

In secondo luogo, c’è un precedente abbastanza recente che svela la pericolosità della vaccinazione antivaiolosa. Dopo il crollo delle Torri Gemelle al World Trade Center di New York c’erano fortissime preoccupazioni per il bioterrorismo. Quarantamila operatori sanitari, volontari del soccorso e militari, furono vaccinati nel 2003. Come di prassi erano da considerare contagiosi nei successivi 19 giorni post vaccinazione. Alcuni medici furono poi invitati a vaccinarsi per prendersi cura di coloro che si erano infettati a seguito del contatto con persona vaccinata. Coincidenza molto strana, nello stesso anno in cui rispolverano la vaccinazione antivaiolosa si verifica un focolaio in contemporanea.

Infatti in molti stati furono segnalati casi di vaiolo delle scimmie nello stesso anno [US CDC. MMWR. July 11, 2003 / 52(27);642-646. Update: Multistate Outbreak of Monkeypox — Illinois, Indiana, Kansas, Missouri, Ohio, and Wisconsin, 2003].  Per il CDC, si presume che la maggior parte delle persone ha contratto il virus venendo a contatto con i cani delle praterie esposti a loro volta ai roditori. Tuttavia, tutti i casi segnalati non furono esposti agli animali. Secondo un report del 2005, di 72 casi solo 35 furono confermati a laboratorio. Undici casi originali furono esclusi dal database quando si verificarono criteri di esclusione. Si parlò poi di trasmissione da uomo a uomo anche se in alcuni rapporti fu poi negata sapientemente questa eventualità.

A questa coincidenza si affianca la notizia di ieri 1 marzo 2013: un uomo vaccinato a giugno del 2012 a seguito di un programma del Dipartimento della Difesa degli Stati Uniti, dopo un rapporto sessuale col suo compagno, ha trasmesso la malattia a quest’ultimo che l’ha veicolata a sua volta a un terzo uomo, sempre attraverso rapporto sessuale, come è  ampiamente riportato dal Report Settimanale di Morbilità e Mortalità del CDC  [Secondary and Tertiary Transmission of Vaccinia Virus After Sexual Contact with a Smallpox Vaccinee — San Diego, California, 2012].

L’attuale formulazione del vaccino antivaioloso è data da un preparato di Vaccinia virus vivo e infettivo. Come scientificamente riconosciuto, a costo di scadere nel ridicolo, non è una novità che possa infettare le persone, è un lontano cugino del virus del vaiolo e, se non si sta attenti, può infettare altre persone come è accaduto in questo caso.

Nel rapporto del CDC si descrive il caso di un giovane di 24 anni di San Diego, California, che si è rivolto alle cure del Pronto Soccorso lamentando una eruzione cutanea diffusa causata dal contatto con un uomo che era stato da poco vaccinato con il vaccino antivaioloso. Il paziente presentava piaghe in zona anale e alle labbra. A sua volta un secondo uomo, dopo aver avuto un rapporto sessuale con quest’ultimo, si presentava nello stesso Pronto Soccorso con piaghe simili al pene e allo scroto causate dal virus del vaiolo presente nel vaccino. In sostanza vi è stata una trasmissione secondaria e terziaria del virus da uomo a uomo.

L’uomo vaccinato è stato interpellato sulla vicenda ed ha confermato che il primo paziente, il giovane di 24 anni, è stato suo partner sessuale in due occasioni nei 30 giorni successivi la vaccinazione.

Il CDC ammette che la trasmissione virale non è rara,. soprattutto se la ferita causata dal vaccino non è adeguatamente protetta. La ferita aperta può trasferire il virus ad altre parti del corpo delle persone che entrano in contatto con la persona vaccinata. Chi, come la maggior parte di noi, è stata vaccinato negli anni ’60, ben si ricorderà questa eventualità che si verificava nel sito d’iniezione sulla spalla. Pertanto, il rapporto del CDC evidenzia come è possibile la trasmissione virale da uomo a uomo, dopo e malgrado la vaccinazione, non solo attraverso il contatto sessuale ma anche semplicemente non seguendo le più banali cure a protezione della ferita.

Senza interrompere la vaccinazione sarebbe stato impensabile interrompere il flusso del vaiolo!… E’ mai possibile che ancora oggi ricadiamo sempre nello stesso errore e nessuno si domanda quanto il vaiolo è stato il risultato del vaccino e non del vaiolo naturale?

Molti testi medici fuorviano con l’affermazione che uno dei grandi risultati ottenuti dalla medicina è la scomparsa del vaiolo grazie alla vaccinazione: nulla di più falso!

Infatti, proprio nella rivista ufficiale dell’OMS “Weekly Epidemiological Record” fu pubblicata questa affermazione: “L’esperienza insegna che una malattia infettiva così grave come il vaiolo è stata fatta scomparire attraverso misure quali la quarantena e l’isolamento” .

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