Morrissey ha deciso di celebrare il proprio cinquantacinquesimo compleanno regalando una canzone per un drammatico video animato della Peta, l’associazione animalista americana specializzata nel reclutare rock star e celebrità. La canzone è “I Know It’s going to Happen Someday” e risale al 1992, quando l’ex cantante degli Smiths ormai era già avviato nella carriera solista e aveva consentito al fatto che David Bowie ne facesse una cover.

Nel video un pulcino chiamato Nugget cresce all’interno di un allevamento di polli dove avvengono sistematiche crudeltà nei confronti delle galline; la Peta ricorda che ogni anno nel mondo sono otto miliardi i polli rinchiusi in gabbie molto piccole e poi uccisi per diventare cibo.

“Non dovete un giorno diventare vegani, dovete diventarlo oggi”, ha detto Morrissey presentando la clip che verrà proiettata durante il prossimo tour per il nuovo album in uscita il 15 luglio ‘World Peace is None of Your Business’. Il 20 maggio è uscito il terzo singolo “Istanbul”: non propriamente una canzone, ma versi recitati come fossero una poesia.
Per Moz si tratta del decimo album dallo scioglimento degli storici The Smiths, un lavoro per il quale molti fan ormai disperavano dopo le difficili condizioni di salute che hanno colpito il cantante gli anni scorsi.

Tarda invece a uscire in Italia la traduzione dell’autobiografia pubblicata dalla Penguin Classics lo scorso 17 ottobre in Gran Bretagna e negli Stati Uniti – qui dalla versione definitiva è stato cancellato il riferimento alla storia d’amore che Morrissey racconta di avere intrecciato con Jake Walkers, relazione cominciata nel 1992 e durata due anni.

Nel libro di memorie viene rivelata un altro innamoramento, quello per l’iraniana naturalizzata americana Tina Dehghani, l’unica donna con la quale l’artista rivela di avere desiderato dei figli. Un sentimento però destinato a spegnersi, e non è sorprendente visto che Moz ha sempre dichiarato di non accendersi sessualmente.

Nell’autobiografia grande spazio viene dedicato all’infanzia in una Manchester squallida e povera “programmata per la demolizione”. L’unico conforto è la musica, e grande ispirazione viene anche da una giovanissima Rita Pavone conosciuta per il singolo “Heart”.

Negli anni della scuola punitiva il piccolo Steven Patrick rivela una molestia sessuale subìta da un insegnante, e la depressione clinica che lo accompagna per tutta l’adolescenza durante la quale si innamora per la prima volta, ma si tratta del cantante della band americana punk ante-litteram New York Dolls.

Nel 1982 bussa alla sua porta di casa il chitarrista Johnny Marr, intravisto durante un concerto di Patti Smith, e nascono The Smiths. Nonostante per i fan la band abbia ormai un carattere leggendario, Morrissey preferisce dedicare ai cinque anni del gruppo soltanto una manciata di pagine colme di lamentazioni nei confronti dei manager della casa discografica Rough Trade Records– colpevoli di registrare molto male il primo album omonimo e poi di raggirare Morrissey e Marr tenendoli alla larga dalle royalties.

Stupirà forse gli appassionati sapere che per il leader degli Smiths l’album migliore (“perfetto”) è l’ultimo ‘Strangeways, here we come’, mentre la celeberrima ‘There is a light that never goes out’ rischiò di venire cestinata: “Suggerisco a Johnny Marr che non venga inclusa nell’album. Lui ride come se fossi stupido, e lascio perdere. Da allora vivo con un senso di umiliazione visto che la canzone è diventata – e continua a essere – molto amata come una delle più potenti degli Smiths. È spesso un sollievo avere torto”.

Così amata che persino Miley Cyrus nei giorni scorsi ha deciso di cantarla durante uno show a Belfast, suscitando l’indignazione dei duri e puri e ottenendo centinaia di articoli nelle riviste musicali.

Il memoriale di Morrissey, scritto con penna letteraria e seguendo il carattere morboso del protagonista, non offre comunque rivelazioni insospettate. L’artista narra il momento nel quale – all’improvviso – Johnny Marr lascia il gruppo nel 1987 (“pensavo che gli Smiths avrebbero fatto 30 album”) e poi la battaglia giudiziaria ingaggiata dal batterista Mike Joyce per ottenere le royalties: “Joyce è come una zecca alla ricerca di un cane”. E infine l’amicizia con Nancy Sinatra, la sorpresa di sapere che Elizabeth Taylor è presente al concerto dell’Hollywood Bowl, l’isteria dei fan che spesso interrompono i concerti – specialmente negli Stati Uniti, a Dallas – e la velocità con la quale i biglietti vengono venduti: “nemmeno con i Beatles”.

E la peculiarità di una star come afferma Bono Vox “diversa da qualsiasi altra”. Come nell’incontro mattutino con un David Bowie assonnato che gli confessa: “Ho fatto così tanto sesso e ho preso così tanta droga, non capisco come faccio a essere ancora vivo”. E Morrissey: “Ho fatto così poco sesso e preso così poche droghe che sono io a non capire come mai sono vivo”.

L’opera taglia una volta per tutte le speranze di una re-union degli Smiths, e forse non vedrà mai una traduzione in italiano visto che lo stesso Morrissey avrebbe vietato qualsiasi versione in lingue diverse dall’inglese.