il nostro amorevole cielo


TUTTE LE SCIE CHIMICHE!

 scie chimiche – foto Gianni Lannes (tutti i diritti riservati)

Chiunque possieda un briciolo di sensibilità può notare delle anomalie nel cielo dovute a precise manovre di volo atte a demolire la vita sulla terra. Nessuna pietà per anziani e bambini, nessun futuro se tutto questo non verrà fermato.

5 sono le principali tipologie di irrorazione bellica mortale che tutti noi possiamo osservare alzando lo sguardo in alto e lasciando per un attimo i cellulari spenti. Spendiamo un poco di tempo ad osservare il nostro amorevole cielo martoriato e proviamo ad ascoltare il pianto della vita di questo pianeta che intensamente grida aiuto.

Primo Tipo:

Aerei militari ed aerei civili modificati (come suggerito dal padre della bomba H – Edward Teller – al convegno tenuto ad Erice nel 1997) disperdono particolato metallico elettroconduttivo nelle ore notturne, ed al mattino, i pochi cumuli presenti nel cielo (quando è bel tempo) vengono inseminati pesantemente. Il particolato si disfa nell’aria, cancellando ogni traccia di cumulo da bel tempo e, durante il resto della giornata, vi è il via vai di aerei che rilasciano scie poco persistenti di mantenimento a bassa-media e alta quota!

Secondo tipo:

Presenza diffusa di molteplici cumuli potenzialmente pericolosi per le radio-comunicazioni-satellitari, in quanto, tali cumuli possono portare pioggia. Accade allora che, all’oscuro degli interessi degli esseri umani, si dà inizio ad operazioni clandestine che portano ad irrorazione continua, a bassa quota, con scie persistenti che prosegue tutto il giorno fino a tarda sera: i cumuli si anneriscono, si disfano, ed il cielo diventa spettrale (una camera a gas ben visibile).

Terzo tipo:

Nubi cariche di pioggia che coprono gran parte o totalmente il cielo. In questo caso aerei, che neppure scirgiamo, penetrano all’interno o sorvolano leggermente le nubi rilasciando sostanze igroscopiche tossiche che demoliscono il legame tra idrogeno ed ossigeno nella molecola dell’acqua, assorbendo l’umidita’. Le nubi si anneriscono e vengono demolite, le piogge sono inibite o tradotte in lievissime precipitazioni. Si nota, infatti, che quando le nubi lasciano un varco aperto nel cielo si intravede facilmente un cielo azzurro-bianco artificiale modificatosi a conseguenza di queste operazioni dissecanti; un cielo azzurro tombale ed un sole spento fanno capolino tra le nubi .

Quarto tipo:

Soffiano i venti (in quest’ultimo caso l’esempio del 2 e 3 gennaio 2015 con il maestrale che spira da nord ovest) il particolato metallico viene spazzato via proprio dai venti…le temperature d’un botto calano e rientrano nei limiti stagionali. A questo punto vi è l’obbligo mortale-strategico-militare della NATO, finiti di spirare i venti, di rialzare notevolmente e repentinamente le temperature. E’ in quel dato istante che avviene qualcosa di diverso: gli aerei spargono sostanze particolari, addensanti che creano nubi elettroconduttive. Esse si propagano coprendo tutto il cielo. Ha inizio cosi’ un’altra terrificante fase: l’ambiente ormai reso saturo di sostanze tossiche elettroconduttive viene investito da irradiazioni a microonde atte a rialzare le temperature, fiondando a terra una qualche energia che crea l’effetto nubi geometriche che si modellano a griglia creando il famoso (punch hole cloud) ed, a livello umano, un senso di debolezza atroce si propaga nel corpo…una sorta di letale tomografia umana di massa!

Quinto tipo:

Il fronte perturbato si avvicina portando piogge sicure. In questo caso il fronte viene opportunamente dirottato in aree ristrette per risparmiare piogge che andrebbero, altrimenti, a diffondersi per l’intera penisola tutelando, con queste manovre, gli interessi strategico militari. Da questo fronte temporalesco in arrivo, tramite condotti perturbati realizzati con apposita inseminazione igroscopica, le piogge vengono determinate su aree prestabilite e stimolate, anche, tramite l’impiego di agenti patogeni vari che fungono da nuclei di condensazione causando, il più delle volte, piogge torrenziali in quella data area preposta. Vengono, come logica conseguenza, ad  incrementarsi poi gli introiti Statali con le ristrutturazioni ambientali degli alvei dei fiumi, torrenti e dell’assetto idrogeologico di quella data zona particolarmente colpita.

Tutte e 5 le tipologie di irrorazione hanno in comune ed unico fattore: l’ambiente deve essere TOTALMENTE SATURO di sostanze tossiche; un ambiente nel quale oltre alla tossicità aumenta  l’acidità e diminuisce l’ossigeno agli esseri umani e ai vegetali e, quindi, alle cellule di cui siamo composti. Le cellule private di ossigeno ed inserite in un ambiente acido, in breve tempo, si possono convertire in cancro…come diceva il  medico e scienziato premio nobel Otto Heinrich Warburg.

Pubblicato da Gianni Lannes

http://sulatestagiannilannes.blogspot.it/2015/01/tutte-le-scie-chimiche.html

Nomi e cognomi

In un ampio e circostanziato articolo, intitolato “Chemtrails exposed – Global geoengeneering psy ops documented”, Jay Dyer traccia un quadro realisticamente spaventoso della geoingegneria clandestina e dei suoi addentellati. E’ significativo che le conclusioni riportate dall’autore siano le medesime cui sono giunti i principali ricercatori nel mondo: dalle chemtrails alle armi ad energia diretta il pianeta rischia di passare sotto il totale controllo della feccia mondialista. Gli aspetti che Dyer esamina sono i seguenti: la geoingegneria ed il clima, i riscaldatori ionosferici e la creazione di un’atmosfera che ha caratteristiche simili a quelle del plasma, il sinistro ruolo della “scienza” accademica e dei militari.

Giustamente al giornalista piace riportare nomi e cognomi di chi è coinvolto nei crimini mondiali, ossia almeno quelli di seguito elencati:

• La Royal society, promotrice dell’infame Agenda 21, in particolare tramite Lord Rees

• L’I.P.P.C., la struttura che è impegnata da tempo a propalare la menzogna del riscaldamento globale da biossido di carbonio

• L’abominevole Edward Teller, inventore della bomba H e fautore dell’uso degli aerei commerciali per la dispersione nella biosfera di nanoparticolato

• La Stanford University

• La D.A.R.P.A.

• Lo U.S. naval research laboratory

• Tecnocrati globalizzatori come Brzezinski, Toeffler, Gates

Del reportage elaborato da Dyer vogliamo riportare un breve ma importante passo che aggiunge qualche informazione non ancora sufficientemente divulgata.

L’archivio della Stanford University comprende interi volumi dedicati ai programmi che prevedono l’uso delle onde radio per influire sul clima e per scatenare terremoti. Alvin Toeffler ha scritto di questi temi e si è pure soffermato sugli “esperimenti” in laboratorio dove sono messi a punto agenti patogeni che sono in grado di eliminare alcuni specifici gruppi etnici. In questi centri sono anche creati insetti che possono distruggere particolari colture. Alcuni “ricercatori” sono impegnati anche in una forma di eco-terrorismo che contempla oltre all’azione incisiva sui fenomeni atmosferici, la capacità di provocare sismi e persino eruzioni vulcaniche.

Fonte activistpost

Aerei-fantasma, la Puglia capitale europea dei droni

Proprio ad Amendola, continua Mazzeo, già nel 2002 fu costituito il 28° Gruppo Velivoli Teleguidati (poi battezzato “Le Streghe”) per condurre operazioni aeree con i droni “Predator” acquistati dalla General Atomics Aeronautical Systems di San Diego, California. Il gruppo, con personale addestrato negliUsa, fu assegnato al 32° stormo dell’aeronautica di Amendola. «La missione fondamentale del reparto – spiegano i militari – ruota oggi intorno al supporto alla capacità d’intelligence, sorveglianza e ricognizione (Isr) alle componenti nazionali e delle forze alleate per la riuscita insicurezzadelle operazioni a terra in qualunque contesto operativo», incluse attività come «antiterrorismo e sorveglianza del fenomeno dell’immigrazione clandestina». Il battesimo del fuoco della prima batteria di “Predator”, ricorda Mazzeo, avvenne in Iraq nel gennaio 2005: dalla base di Tallil, i droni “italiani” iniziarono a operare in supporto del contingente terrestre nell’ambito della missione “Antica Babilonia”. Nel maggio 2007 i droni furono poi trasferiti anche nella base di Herat, sede del comando regionale interforze per le operazioni in Afghanistan, dove hanno continuato a operare sino ad oggi.
Nel corso della campagna scatenata in Libia per rovesciare Gheddafi nella primavera-estate 2011, «i velivoli a pilotaggio remoto schierati ad Amendola ebbero un ruolo chiave nelle operazioni “Isr” dell’aeronautica italiana e dei partner della coalizione internazionale a guidaUsa, volando in missione per un totale di 360 ore», riferisce Mazzeo. Le ultime missioni all’estero dei “Predator” risalgono invece a quest’anno: a metà agosto, due velivoli-spia sono stati schierati a Gibuti, piccolo stato del Corno d’Africa, nell’ambito della missione antipirateria dell’Unione Europea“Atalanta”, ma opererebbero anche «a favore delle forze governative somale in lotta contro le milizie di Al Shabab». Nello scalo aereo di Kuwait City è invece stato avviato l’allestimento delle infrastrutture logistiche che consentiranno all’aeronautica militare italiana di schierare due velivoli a pilotaggio remoto appositamente riconfigurati per operare a favore della coalizione internazionale anti-Isis in Iraq e Siria.
Inoltre, nel 2008 ilParlamentoitaliano ha autorizzato l’acquisto di altri quattro ricognitori Rq-9 “Predator B”, noti anche come “Reaper”, con una spesa di 80 milioni di euro. Il “Reaper” può volare anche per 24-40 ore, a 15.000 metri dal suolo, può essere trasportato a bordo di un aereo C-130 ed essere reso operativo in meno di dodici ore. Può trasportare carichi sino a 1.800 chili (sensori, radar, telecamere), e soprattutto può essere armato con missili “Hellfire” e bombe a guida laser. Costo dell’armamento dei “Reaper” italiani, 14 milioni di euro. «Attualmente – aggiunge Mazzeo – i droni di Amendola sono operativi pure per la ricognizione aerea in Kosovo, a sostegno delle attività della forza militare internazionale a guida Nato (Kfor)», e sono stati impiegati anche nell’operazione “Mare Nostrum”. Esclusivi corridoi di volo per i “Predator” sono stati predisposti dall’aeronautica militare tra la Puglia e le basi aeree siciliane di Sigonella, Trapani Birgi e Pantelleria e il poligono sperimentale di Salto di Quirra e lo scalo di Decimomannu in Sardegna.
La base di Amendola collabora con militari francesi e olandesi, ha ospitato addestramenti congiunti con forze armate di paesi come Egitto e Giordania e funziona anche come centro sperimentale i nuovi “dimostratori senza pilota” di Alenia Aeronautica (Finmeccanica) con compiti di osservazione, sorveglianza e ricognizione strategica del territorio. Lo scalo pugliese è stato usato nel ‘97 per laguerrain Bosnia e due anni dopo per sferrare raid contro obiettivi civili e militari in Serbia e Kosovo, nellaguerracontro Milosevic. Dal 2009 gli Amx di Amendola alimentano a rotazione il “task group” di Herat, per il supporto del contingente italiano e alleato in Afghanistan. Di recente, i piloti hanno partecipato a importanti esercitazioni militari in Canada, Stati Uniti,Francia,Germania, Spagna, Egitto e Israele. «All’orizzonte – conclude Mazzeo – c’è l’entrata in funzione del più costoso velivolo daguerramai prodotto, il famigerato cacciabombardiere Lockheed Martin F-35: oltre a prepararsi a fare da scuola volo europea dei droni, Amendola sarà infatti la prima base aera italiana destinata ad ospitare gli F-35 che sostituiranno prima gli Amx e poi i Tornado».

Il governo italiano candida la base aerea di Amendola, Foggia, quale sede per la formazione dei militari di tuttaEuropa nella gestione degli aerei senza pilota. «L’Italia è pronta a rendere disponibili le esperienze maturate e le infrastrutture tecniche ed addestrative realizzate per costruire insieme una soluzione europea nel settore dei droni», spiega Roberta Pinotti, ministro della difesa. Obiettivo: «Costituire in Italia la prima scuola di volo europea per aeromobili a pilotaggio remoto». Nel campo dei droni, osserva Antonio Mazzeo, l’Italia si è conquistata una leadership in ambito continentale: a Sigonella, in Sicilia, operano da diversi anni i grandi velivoli senza pilota “Global Hawk” della marina Usa, mentre entro il 2016 sarà pienamente operativo l’Ags, il nuovo sistema di sorveglianza terrestre della Nato basato sull’ultima generazione di droni di produzione statunitense. Inoltre, le forze armate italiane sono state le prime in Europa ad acquisire i velivoli “Predator” per schierarli nei maggiori teatri di guerra internazionale: Afghanistan, Iraq, Libia e Corno d’Africa.

Proprio ad Amendola, continua Mazzeo, già nel 2002 fu costituito il 28° Gruppo Velivoli Teleguidati (poi battezzato “Le Streghe”) per condurre operazioni aeree con i droni “Predator” acquistati dalla General Atomics Aeronautical Systems di San 071104-F-2185F-031.JPGDiego, California. Il gruppo, con personale addestrato negli Usa, fu assegnato al 32° stormo dell’aeronautica di Amendola. «La missione fondamentale del reparto – spiegano i militari – ruota oggi intorno al supporto alla capacità d’intelligence, sorveglianza e ricognizione (Isr) alle componenti nazionali e delle forze alleate per la riuscita in sicurezza delle operazioni a terra in qualunque contesto operativo», incluse attività come «antiterrorismo e sorveglianza del fenomeno dell’immigrazione clandestina». Il battesimo del fuoco della prima batteria di “Predator”, ricorda Mazzeo, avvenne in Iraq nel gennaio 2005: dalla base di Tallil, i droni “italiani” iniziarono a operare in supporto del contingente terrestre nell’ambito della missione “Antica Babilonia”. Nel maggio 2007 i droni furono poi trasferiti anche nella base di Herat, sede del comando regionale interforze per le operazioni in Afghanistan, dove hanno continuato a operare sino ad oggi.

Nel corso della campagna scatenata in Libia per rovesciare Gheddafi nella primavera-estate 2011, «i velivoli a pilotaggio remoto schierati ad Amendola ebbero un ruolo chiave nelle operazioni “Isr” dell’aeronautica italiana e dei partner della coalizione internazionale a guida Usa, volando in missione per un totale di 360 ore», riferisce Mazzeo. Le ultime missioni all’estero dei “Predator” risalgono invece a quest’anno: a metà agosto, due velivoli-spia sono stati schierati a Gibuti, piccolo stato del Corno d’Africa, nell’ambito della missione antipirateria dell’Unione Europea“Atalanta”, ma opererebbero anche «a favore delle forze governative somale in lotta contro le milizie di Al Shabab». Nello scalo aereo di Kuwait City è invece stato Centro di comando per teleguidare i droniavviato l’allestimento delle infrastrutture logistiche che consentiranno all’aeronautica militare italiana di schierare due velivoli a pilotaggio remoto appositamente riconfigurati per operare a favore della coalizione internazionale anti-Isis in Iraq e Siria.

Inoltre, nel 2008 il Parlamento italiano ha autorizzato l’acquisto di altri quattro ricognitori Rq-9 “Predator B”, noti anche come “Reaper”, con una spesa di 80 milioni di euro. Il “Reaper” può volare anche per 24-40 ore, a 15.000 metri dal suolo, può essere trasportato a bordo di un aereo C-130 ed essere reso operativo in meno di dodici ore. Può trasportare carichi sino a 1.800 chili (sensori, radar, telecamere), e soprattutto può essere armato con missili “Hellfire” e bombe a guida laser. Costo dell’armamento dei “Reaper” italiani, 14 milioni di euro. «Attualmente – aggiunge Mazzeo – i droni di Amendola sono operativi pure per la ricognizione aerea in Kosovo, a sostegno delle attività della forza militare internazionale a guida Nato (Kfor)», e sono stati impiegati anche Un bombardiere Amx carico di ordigninell’operazione “Mare Nostrum”. Esclusivi corridoi di volo per i “Predator” sono stati predisposti dall’aeronautica militare tra la Puglia e le basi aeree siciliane di Sigonella, Trapani Birgi e Pantelleria e il poligono sperimentale di Salto di Quirra e lo scalo di Decimomannu in Sardegna.

La base di Amendola collabora con militari francesi e olandesi, ha ospitato addestramenti congiunti con forze armate di paesi come Egitto e Giordania e funziona anche come centro sperimentale i nuovi “dimostratori senza pilota” di Alenia Aeronautica (Finmeccanica) con compiti di osservazione, sorveglianza e ricognizione strategica del territorio. Lo scalo pugliese è stato usato nel ‘97 per la guerra in Bosnia e due anni dopo per sferrare raid contro obiettivi civili e militari in Serbia e Kosovo, nella guerra contro Milosevic. Dal 2009 gli Amx di Amendola alimentano a rotazione il “task group” di Herat, per il supporto del contingente italiano e alleato in Afghanistan. Di recente, i piloti hanno partecipato a importanti esercitazioni militari in Canada, Stati Uniti,Francia, Germania, Spagna, Egitto e Israele. «All’orizzonte – conclude Mazzeo – c’è l’entrata in funzione del più costoso velivolo da guerra mai prodotto, il famigerato cacciabombardiere Lockheed Martin F-35: oltre a prepararsi a fare da scuola volo europea dei droni, Amendola sarà infatti la prima base aera italiana destinata ad ospitare gli F-35 che sostituiranno prima gli Amx e poi i Tornado».

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