Intelligente per chi?


Sapete cosa e’ la Smartdust? Forse e’ gia’ dentro voi e non lo sapete!

 Smartdust, la polvere intelligente! Può contenere delle nano-antenne, dei nano-chip e può provocare la sindrome di Morgellons! E’ importante leggere e condividere! Ricordate? Sapere è Potere!

E’ dimostrato che nella nostra atmosfera viene sparsa la smartdust (polvere “intelligente”, già usata in Iraq ed Afghanistan per spiare le truppe nemiche). Gli scienziati Michael Castle, Hildegarde Staninger, Michael karjo, Donald Scott sono certi che la diffusione della smurtdust è all’origine del morbo di Morgellons, ma stranamente nessun organo ufficiale accreditato vi accenna.
Ufficialmente il nesso tra questa patologia e le chemtrails, non esiste. Anzi, questi scienziati indipendenti sono quotidianamente costretti ad affrontare attacchi volti al loro discredito attraverso la calunnia e la diffamazione. Costoro hanno scoperto che le nanofibre che fuoriescono dalle ferite dei malati di morgellons, sono in grado di trasmettere e ricevere sia immagini sia suoni. E’ chiaro dunque che la popolazione umana è attualmente sottoposta ad una serie di test clandestini atti a modificare progressivamente il DNA umano (molti bambini nascono già portatori di Morgellons) e per trasformare gli esseri viventi in una sorta di ripetitori di segnali wireless.

Sulla base di alcune nostre ricerche, pare che alcuni ospedali italiani stiano affrontando una situazione epidemiologica non più sostenibile: da un lato i casi sempre più numerosi di Morgellons, che non si sa come curare (almeno qui in Italia), dall’altro il rifiuto di prendere in cura le persone affette da questa affezione… perchè visti come “patata bollente”.
Il giornalista statunitense Tim Swartz scrive: “Esistono dati convincenti i quali indicano che il Morgellons è associato alla tecnologia, specialmente alle nanomacchine sotto forma di nanostrutture. La National science foundation (N.S.F.) definisce nanofibre delle strutture che hanno almeno le dimensioni di 100 nanometri o meno. I campioni di fibre, estratti dai pazienti di Morgellons, se esposti a calore, non bruciano, se non ad una temperatura di 1.700 gradi Fahreneit. Osservate al microscopio elettronico, le fibre non appaiono organiche: non hanno cellule eucariotiche né membrana cellulare. Dal momento che il Morgellons non è un parassita, esso è una macchina. In marzo ed aprile, Jeff Rense ha pubblicato e diffuso alcune valide ricerche basate su analisi scientifiche di tipo spettroscopico. Le ricerche sono state condotte sotto l’egida della tossicologa, Dottoressa Hildegarde dell’Integrative Health International di Lakewood, California.
I primi risultati sono stati inquietanti. Il Morgellons sembra essere l’invasione del tessuto umano per opera di una nanotecnologia finalizzata alla comunicazione sotto forma di nanotubi, nanocavi, nanostrumenti in grado di assemblarsi da soli e di replicarsi e dotati di sensori.

Altre configurazioni associate al Morgellons veicolano frammenti geneticamente modificati di D.N.A. e di R.N.A. Le nanomacchine del Morgellons proliferano in ambiente alcalino ed usano l’energia bioelettrica dell’organismo ed altre fonti non identificate per alimentarsi. Esiste anche l’evidenza che certe nanomacchine contengono al loro interno delle batterie. Le nanomacchine del Morgellons sono costruite per ricevere specifiche microonde, segnali E.M.F., E.L.F. ed onde radio”.
I ricercatori sono in possesso da diversi anni della tecnologia adatta alla realizzazione di progetti che sembrano originati dalla mente di un folle. Ora, con cautela, filtrano alcune notizie sui “progressi” raggiunti e si cerca di disseminare queste informazioni con l’alibi di una nuova era ricca di vantaggi enormi per l’uomo e per la “civiltà” in genere. Ecco come vengono descritte alcune applicazioni che si basano sull’uso di nanomacchine autoalimentate, nanotubi, nanocavi, filamenti, etc.
Nanoantenne in una microfibra per generare energia elettrica
Fonte: reuters.com, genitronsviluppo.com

Un team di scienziati statunitensi diretti da Zhong Lin Wang hanno messo a punto un nuovo tessuto in microfibra che genera energia elettrica, in grado di creare abbastanza corrente per ricaricare un telefono cellulare o un lettore MP3. Una semplice camicia, il cui tessuto potrebbe generare energia elettrica per chi la indossa semplicemente passeggiando o anche quando mossa da una leggera brezza.

“La microfibra a base di nanogeneratori sarebbe un modo semplice ed economico per convertire l’energia raccolta dal movimento fisico in energia elettrica” così dichiara Zhong Lin Wang del Georgia Institute of Technology, che ha guidato lo studio. I nanogeneratori sfruttano le proprietà dell’ossido di zinco un semiconduttore – nanoantenne – ossia minuscoli filamenti 1000 volte più fini della larghezza di un capello umano che saranno incorporati nel tessuto in coppie di microscopici pennelli.
Una delle 2 fibre in coppia è rivestita con oro e serve da elettrodo. Così le coppie di materiali diversi attraverso il movimento del corpo, sfregandosi, convertono il movimento meccanico in energia elettrica. Il team di scienziati alle prese con i nanogeneratori spiegano che questi immersi per 12 ore in determinate sostanze “crescono automaticamente sulla superficie della fibra”, così ha detto Wang. “In linea di principio, è possibile utilizzare qualsiasi fibra, a patto che conduca elettricità”.

Finora, i ricercatori hanno dimostrato il principio e sviluppato un piccolo prototipo. Sempre Wang: “Le nostre stime mostrano che possiamo ottenere fino a 80 miliwatt per metro quadrato di tessuto. Questo è sufficiente per fornire energia elettrica per un iPod o ricaricare la batteria di un telefono cellulare”, “quello che abbiamo fatto è dimostrare il principio fondamentale e il meccanismo”.
Il materiale potrebbe essere utilizzato benissimo da escursionisti o in settori come la biomedicina o il monitoraggio ambientale.
Un grande ostacolo rimane: l’ossido di zinco degrada quando si bagna. Il team di Wang quinid sta lavorando su un processo di come creare un mantello per proteggere le microfibre del tessuto in lavanderia.

Su “Nature”: Indumenti a generazione di energia
Fonte: lescienze.espresso.repubblica.it

Sono tessuti con fibre di Kevlar su cui vengono fatti crescere i nanocavi di ossido di zinco in senso radiale.
Fibre tessili ricoperte di nanocavi di ossido di zinco possono generare una corrente elettrica sfruttando l’effetto piezoelettrico ed essere combinate in modo da poter essere integrate in un tessuto da cui si può ricavare, in linea di principio, indumenti a generazione di energia. Ciò aprirebbe la strada alla realizzazione di giacche in grado di alimentare piccoli dispositivi elettronici in situazioni critiche, come nel caso di azioni militari.
È quanto spiegano in un articolo pubblicato sull’ultimo numero della rivista “Nature” i ricercatori del Georgia Institute of Technology che hanno realizzato il dispositivo.
Il gruppo di Zhong Lin Wang in realtà non è nuovo a questo tipo di realizzazioni: già nell’aprile dello scorso anno aveva annunciato la possibilità di nanogeneratori in grado di sfruttare l’energia dispersa nell’ambiente in forma di onde di ultrasuoni o vibrazioni meccaniche, o addirittura di quella del flusso sanguigno. Il sistema ibrido microfibre-nanocavi presentato ora si basa proprio su quel progetto, che sfruttava le proprietà uniche delle nanostrutture di ossido di zinco, sia piezoelettriche sia semiconduttrici. Tali nanostrutture vengono poi integrate in un nanogeneratore che ha le dimensioni di un quadrato di 3 millimetri di lato, in grado di produrre una corrente elettrica fino a 800 nanoampere e una differenza di potenziale di 20 millivolt.
Questi ultimi generatori a microfibre si basano sugli stessi principi, ma sono realizzati con materiali flessibili e sono progettati per catturare l’energia a bassa frequenza di vibrazioni meccaniche. Sono costituite da fibre di Kevlar su cui vengono fatti crescere nanocavi di ossido di zinco in senso radiale, a partire da una “radice” avvolta in un materiale polimerico fino a costituire una struttura simile a quella di una spazzola per capelli. Una delle fibre in ogni coppia è anche rivestita di oro e funge da elettrodo deflettendo oltre a ciò le punte dei nanocavi.

La storia ci insegna che il silenzio, la censura ed il disinteresse, si pagano sovente a caro prezzo. Ascoltare per una volta chi urla nel silenzio, potrebbe salvarvi la vita.

Comitato nazionale Tanker Enemy
http://www.tankerenemy.com/2012/05/il-morgellons-una-nanotecnopatologia.html
http://www.ufoonline.it/2011/01/14/sindrome-di-morgellons-a-mistero-cosa-sappiamo-realmente/
http://www.zazoom.it/blog/post.asp?id=10481
Catwoman http://www.facebook.com/pages/Catwoman/472519556146816

http://terrarealtime.blogspot.com/2015/03/sapete-cosa-e-la-smartdust-forse-e-gia.html

Informazioni su totolemako

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